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Mare, Delfini, Balene: salvaguardia dei cetacei nei mari italiani

Avviamo una collaborazione con il Centro Ricerca Cetacei, che si occupa di ricerca e salvaguardia di delfini e balene nei mari italiani. Cominciamo con il conoscere i delfini seguendo l’imbarcazione del Centro alla scoperta delle aree marine naturali più affascinanti.

Scopriamo insieme ai ricercatori il Golfo del Tigullio e la sua perla più preziosa, Portofino.
L’imbarcazione del Centro, costantemente impegnata nell’attività di monitoraggio di balene e delfini, dopo aver visitato il Golfo dei Poeti, con l’armonia del suo paesaggio, fa rotta verso il Golfo del Tigullio, un fittissimo tessuto di tesori naturali. E’ in questo tratto di Mediterraneo che numerose specie di Cetacei trovano l’ambiente idoneo per la riproduzione e l’alimentazione e dove viene garantita la loro salvaguardia, grazie all’istituzione del Santuario dei Cetacei.
Il nome del famoso golfo deriva da “tegulo”, la lastra di ardesia che viene utilizzata nell’edilizia e per la fabbricazione degli oggetti d'uso quotidiano. In questa regione, più che in altre, le tradizioni culturali e artigianali tipiche dell’entroterra hanno influenzato e trasformato anche la costa, pur mantenendo intatto un equilibrio tra natura e uomo.
La riviera, partendo da est, si apre con Deiva, Moneglia e Sestri Levante. E proprio in quest'ultimo borgo viene assegnato ogni anno il Premio Andersen, dedicato al celebre favolista che battezzò la cittadina con il nome di Golfo delle Favole.
Al centro del Tigullio sorge Chiavari, con il suo porto turistico. Lavagna è invece patria dell’ardesia, il materiale alla base della produzione delle lavagne scolastiche, che si estrae e si lavora nella valle di Fontanabuona, tipica e splendida valle dell'Appennino Ligure.
Ricca di storia è Rapallo, insediamento dei liguri Tigulli. Nel VI secolo vi si insediarono i vescovi milanesi sfuggiti all'invasione longobarda. Da libero comune, nel 1229 passò sotto il dominio della Repubblica Marinara di Genova. Si tratta di una cittadina che riesce a combinare aspetti apparentemente contrastanti, come angoli di assoluta natura e la presenza di costruzioni e dimore d’epoca.
Proseguendo incontriamo Santa Margherita, località molto nota e ricca di eventi mondani. Nel XII sec. abbiamo le prime testimonianze dell’esistenza della cittadina, denominata Santa Margherita di Pescino. Nei secoli successivi si distinguono i due borghi di Pescino e Corte. Ma è nel periodo barocco che il paese assume il caratteristico aspetto attuale, con monumenti e ville circondate dai loro suggestivi parchi. Spicca, fra le altre, villa Centurione, edificata nella seconda metà del XVI secolo probabilmente dall'architetto Galeazzo Alessi, e cinta da un ampio e suggestivo parco. A chiudere il Golfo, incontriamo Portofino con il suo promontorio.

LA CELEBRE PORTOFINO
“Lo Yacht scivola a poca distanza dalle rocce ed ecco si scopre improvvisamente un'insenatura nascosta. Un piccolo villaggio, Portofino, si allarga come un arco di luna attorno a questo calmo bacino circondato da un bosco di un verde potente e fresco. Mai ho forse sentito un'impressione eguagliabile a quella che ho provato nell'entrare in quell’ inesatezza verde, e un eguale senso di riposo, di appagamento". Così Guy de Maupassant nel 1889 descriveva il villaggio di Portofino.
Questo villaggio, dai colori caldi e solari che illuminano l’anima dell’amena baia verde e profonda, è diventato, da allora, un salotto elegante e discreto del jet set internazionale. La piazzetta è delimitata dalle casette affiancate e compatte, caratterizzate da colori caldi e decisi, declina fino al mare dove si riflette la luce di questa magica perla rara.
Il palcoscenico discreto e sognante della piazzetta non invade la scenografia della natura ma ne esalta i colori, proiettando lo sguardo del visitatore verso il verde indefinito dell’acqua, che riflette il mosaico delle colline e del Monte a strapiombo sul mare.
Qui la natura diviene protagonista già nel 1935 con la costituzione di uno dei primi Parchi naturali italiani, che ha portato nel 1995 all’ istituzione del Parco Naturale Regionale di Portofino.
Il Parco, con un’estensione di 4.660 ettari, ha una caratteristica che lo rende unico in tutto il Mediterraneo: l’eccezionale convivenza di macchia mediterranea e boschi di querce, castagni e noccioli, che normalmente crescono solo a centinaia di chilometri di distanza.
All’interno dell’area del Monte si snodano una ventina di sentieri. I percorsi disegnano una rete che congiunge ambienti diversi, e che permette di visitare una varietà illimitata di fauna, come la raganella del Mediterraneo, il geco verrucoso, uccelli di macchia e di bosco come la cinciallegra e il fringuello ma anche specie di mare come gabbiani, berte e sule.
Mentre la nostra imbarcazione si allontana dal porto pensiamo all’antico nome che Plinio diede al villaggio: Portus Delphini: forse si riferiva alla particolare forma del promontorio, che verso la punta ricorda la sagoma di un delfino, o forse il nome deriva dalla presenza di fondali profondi e pescosi, ideali come habitat per questi straordinari abitanti del mare.
A noi piace pensare che sia proprio quest'ultimo il motivo, e mentre rivolgiamo un ultimo sguardo a Portus Delphini, la nostra giornata di monitoraggio continua, nell’Area Marina Protetta di Portofino.

L’AVVISTAMENTO:
La navigazione riprende, rileviamo le coordinate con il GPS, ci troviamo a circa trecento metri dalla costa del promontorio di Portofino. Sono le 13.05 e ci fermiamo per uno “stop point”, pausa in mezzo al mare per fare il punto nave e svolgere attività di avvistamento e di rilevamento dati. La macchina fotografica e il registratore sono a portata di mano, i binocoli si rivelano un indispensabile strumento per l’osservazione. Lo sguardo corre sulla superficie dell’acqua in attesa di cogliere il profilo di una pinna.
Ore 13.15, all’improvviso il silenzio e l’apparente calma vengono rotti da un grido animato: "Delfini a ore 3!". L’eccitazione coinvolge tutti a bordo, come accade durante ogni avvistamento.
I tre tursiopi (Tursiops truncatus), è a questa specie che appartengono i delfini avvistati nel Golfo del Tigullio, sono in fase di TRAVEL (spostamento in branco) e si muovono con una sequenza di immersione regolare in direzione S-E (Chiavari). Rileviamo i dati utili e fotografiamo i tre esemplari per poter individuare e catalogare le caratteristiche di ciascuno.
Grazie alla tecnica della fotoidentificazione è possibile distinguere i singoli individui. Ciascun delfino infatti è caratterizzato dalla particolare forma della pinna dorsale e dalle eventuali tacche e decolorazioni su di essa.
Osserviamo il loro comportamento e i tempi di emersione, annotiamo la loro direzione, verifichiamo la presenza di piccoli nel gruppo.
I tursiopi, prendono lentamente il largo mantenendo la stessa direzione, verso Chiavari. Registriamo la presenza di reti da posta: qui le emersioni e la direzione di spostamento si fanno irregolari, i delfini stanno cacciando sfruttando le reti dei pescatori. Li lasciamo mentre seguiamo con lo sguardo carico di soddisfazione l’ultima immersione.
Portofino è dietro di noi, la salutiamo e proseguiamo la navigazione lungo la costa nell’attesa di incontrare altri delfini.  

IL PROMONTORIO DI PORTOFINO
Le più antiche testimonianze della presenza di abitanti sul promontorio risalgono all’età preistorica, quando l‘uomo si dedicava alla caccia, alla pastorizia e all’agricoltura. Verso la fine del II secolo a.C. i Liguri edificarono il Castellaro di Camogli mentre è ai Romani che si deve la costruzione dell’attuale Portofino.
Il monastero benedettino di San Fruttuoso fu fondato, secondo la leggenda, nel III secolo da due discepoli del santo, che per sfuggire ad una tempesta si erano rifugiati nell’insenatura.
I monaci oltre a dedicarsi all’agricoltura e in particolare alla coltura a “fasce”, avevano il primato anche nella pesca.
Nel XIV secolo però, San Fruttuoso divenne abbazia secolare e fu concessa alla famiglia Doria. La torre quadrata, che oggi è un museo, venne fatta erigere dal celebre ammiraglio Andrea Doria nel 1550. Dal 1983 l’abbazia è proprietà del FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano).
Portofino, approdo privilegiato fin dai tempi antichi, oggi mantiene il suo aspetto originario con le caratteristiche case colorate, affacciate sul porto e la piazzetta, simbolo della mondanità e del primato turistico di questo piccolo borgo ligure.

Il Centro Ricerca Cetacei, che si occupa di ricerca e salvaguardia di delfini e balene nei mari italiani, è impegnato per il secondo anno consecutivo nel progetto CEB, Banca Dati Europea dei Cetacei.
I ricercatori svolgono l’attività a bordo di barche a vela e saranno presenti in tutta l’area Tirrenica, all’interno del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano e del Parco Nazionale dell’Arcipelago della Maddalena. Queste aree infatti si trovano all’interno del ‘Santuario dei Cetacei’, il più grande parco internazionale del Mediterraneo, che occupa l’area ricompresa fra Liguria, Toscana, nord Sardegna , Principato di Monaco e Francia.
All’interno di quest’area sarà possibile incontrare le barche a vela del Centro, contraddistinte dal tipico logo con i due delfini.


Per maggiori informazioni il Centro Ricerca Cetacei è disponibile all’indirizzo info@centroricercacetacei.org

CEB, il progetto scientifico
La Banca dati Europea dei Cetacei, denominata CEB e fondata dal Centro Ricerca Cetacei è finalizzata al monitoraggio e censimento di delfini e balene del Mediterraneo. La CEB, avvalendosi del metodo della fotoidentificazione, crea una sorta di carta d’identità associata a ciascun delfino e balena. la pinna dorsale dei delfini infatti è simile alle nostre impronte digitali: il suo profile è unico e caratteristico di ogni singolo individuo. La foto della pinna dorsale ci permette quindi di riconoscere gli individui e raccogliere le informazioni necessarie per valutare la popolazione, la distribuzione, i fattori di rischio, gli studi specifici e gli interventi di salvaguardia per i Cetacei del Mediterraneo. L'attività di ricerca in mare è sostenuta da sponsor privati come Suntek e Italmarine. Le coste italiane vengono suddivise in aree e subaree di poche miglia quadrate (1 miglio nautico = 1852 metri). All'interno di queste aree i ricercatori del Centro svolgono una costante attività di monitoraggio e raccolta dati. Partecipa anche tu all’attività del Centro seguendo le iniziative dei ricercatori e scaricando la guida Argonautica che ti permetterà di contribuire in prima persona alla Banca dati Europea dei Cetacei.


Visita il nostro sito www.centroricercacetacei.org o chiedi maggiori informazioni a info@centroricercacetacei.org

Argonautica, il progetto di tutti
I dati che ci invierai saranno inseriti nel database Argonautica che, affiancato ai nostri rilevamenti scientifici, ci permetterà di valutare il grado di sensibilizzazione o integrare i dati raccolti.


Puoi richiedere maggiori informazioni sul progetto Argonautica o puoi contribuire all’attività scaricando la Scheda di avvistamento: un semplice foglio da portare con sé in vacanza. Nel caso di avvistamento basta compilarlo e restituirlo via e-mail al Centro Ricerca Cetacei.


 

 

 

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